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Il certificato energetico è solo un adempimento burocratico?

Il certificato energetico di un immobile riporta informazioni sulla prestazione energetica di un immobile, ovvero sui consumi energetici sostenuti per il riscaldamento ed il raffrescamento durante il periodo invernale ed estivo, al fine di garantire condizioni di comfort ambientale accettabili, opportunamente normate. La prestazione energetica è espressa sinteticamente mediante una lettera (classe energetica), variabile dalla A alla G (dove A rappresenta la classe migliore), con la quale si indica l’entità del consumo energetico dell’immobile.


DA COSA DIPENDE IL CONSUMO ENERGETICO DI UN IMMOBILE?

Semplificando, oltre che dalla località in cui l’edificio è situato e da una serie di altri parametri relativi alla sua esposizione, il consumo energetico di un immobile dipende principalmente dalle caratteristiche del suo involucro edilizio (tamponature, infissi, solai di copertura, pareti o pavimenti confinanti con locali non riscaldati) e dagli impianti termici installati (generatori di calore, macchine refrigeranti e relative appendici, eventuali sistemi di trattamento/ricambio dell’aria, etc).

COME SI CALCOLA IL CONSUMO ENERGETICO DI UN IMMOBILE?

Per valutare correttamente il consumo energetico di un immobile, è opportuno considerare una moltitudine di parametri che devono essere acquisiti con estrema precisione da un tecnico professionista il quale, a tal fine, eseguirà un dettagliato sopralluogo presso l’immobile ed effettuerà tutte le indagini che riterrà opportune (termografia, temoflussimetria, indagini invasive, etc), al fine di definire ciascun parametro che concorrerà alla definizione della classe energetica. I dati riportati nel certificato finale rappresentano verosimilmente il consumo energetico richiesto per riscaldare o raffrescare l’immobile, con riferimento a condizioni standard opportunamente definite dalla relativa normativa. Il certificato energetico di un immobile risulta pertanto essere un documento estremamente importante poiché “etichetta” un immobile in base ai consumi richiesti, offrendo di fatto all'utente un modo per valutare la qualità dell’immobile. Per quanto esposto, se ne deduce che, per effettuare una corretta valutazione, sarà necessario avvalersi di tecnici professionisti con una buona esperienza nel settore.


IL CERTIFICATO ..SOLO UN ADEMPIMENTO BUROCRATICO?

Il certificato è obbligatorio in caso di trasferimento di proprietà o affitto dell’immobile: la ratio della norma consiste principalmente nel sensibilizzare l’utente al risparmio energetico, offrendogli un valido strumento per valutare la convenienza economica del suo investimento in caso di acquisto o affitto. Tuttavia, ad oggi il certificato è ancora troppo spesso considerato un semplice adempimento e, come tale, un onere da sostenere. Ma ne siamo davvero certi?

Confrontiamo un immobile moderno con un immobile degli anni ’60: la differenza in termini di costi d’esercizio per il riscaldamento ed il raffrescamento dell’immobile in questo caso è più che scontata ed è chiaro che è del tutto a favore del primo; se volessimo sapere con esattezza quanto risparmieremmo sui relativi costi d’esercizio annuali, dovremmo disporre dei certificati di entrambi gli immobili, a patto che siano stati redatti con correttezza e da tecnici qualificati.


Confrontiamo ora due immobili simili (identica superficie calpestabile, località, esposizione, distribuzione degli spazi interni) la cui epoca di realizzazione risale, ad esempio, agli anni ‘80. In questo caso, consultando i rispettivi certificati energetici, potremmo scoprire che i due immobili, sebbene appartengano alla stessa epoca di costruzione, risultano avere classi energetiche differenti: ad esempio, potrebbe risultare che, a parità di generatori di calore installati, il primo immobile sia in classe C, mentre il secondo ricada in classe F e risulti quindi molto più ‘energivoro’ rispetto al primo.
La differenza di classe suggerisce che il primo immobile è stato evidentemente costruito con maggiore accortezza in termini di materiali o che può aver subito nel tempo interventi di ristrutturazione edilizia che hanno migliorato la sua prestazione energetica; può inoltre indicare che i costi di esercizio di riscaldamento o raffrescamento del primo immobile sono notevolmente inferiori rispetto al secondo e ciò garantirà un sensibile risparmio dei relativi costi da sostenere. Oltretutto, il primo immobile sarà indubbiamente dotato di un migliore comfort termico rispetto al secondo.
Considerazioni, queste, forse ovvie e di facile intuizione, ma a cosa realmente può servirmi tutto ciò?

A comprendere meglio il valore dell’immobile che si acquista! Può darsi infatti che il secondo immobile, sebbene energeticamente inferiore al primo, sia venduto a un prezzo maggiore o identico al primo: è un affare?! Se poi sono necessari interventi di efficientamento energetico per renderlo simile al primo, evidentemente No!

LE PRESTAZIONI ENERGETICHE DI UN EDIFICIO INFLUISCONO SULLE QUOTAZIONI DI MERCATO?

Oggi si tiene davvero conto delle prestazioni energetiche di un edificio nella valutazione immobiliare?

Come visto, per tutte le considerazioni sin qui fatte, il prezzo di un immobile dovrebbe dipendere sensibilmente dalla sua classe energetica (oltre che da altri parametri). Nella realtà, a causa spesso dell’applicazione di metodi di stima obsoleti, nella stragrande maggioranza dei casi, nelle valutazioni economiche si trascurano gli aspetti relativi all'efficienza enegetica dell'immobile!

Le nuove regole imposte dalla normativa relativa al risparmio energetico degli edifici prevedono che i nuovi immobili siano dotati di accorgimenti e sistemi atti a ridurre drasticamente i consumi energetici e a garantire elevati livelli di comfort termico e ambientale. Le loro prestazioni energetiche risultano dunque incomparabili con quelle possedute dagli edifici esistenti. Eppure ad oggi, in molti casi, il prezzo di mercato degli edifici esistenti è ancora molto simile a quello di un nuovo edificio!

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STUDIO SANTORO INGEGNERIA

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